... Quella luna rossa

La speranza, la fede e l'amore sono raggi della luce di Dio che vuole incrociare i nostri passi, le nostre storie più diverse e cambiare, là dove trova accoglienza, ogni nostra morte in vita: dentro di noi, nel mondo e nella rete delle nostre relazioni.

È accaduto proprio così a dei giovani profughi africani che, scampati alle onde del mare, sono approdati in Calabria. Lì, e precisamente in due diverse realtà locali, essi hanno sperimentato un'accoglienza intelligente da parte degli abitanti, trovando il modo di condividere le loro ferite e di offrire il loro aiuto operoso, capace di regalare un'ottica nuova oltre i pregiudizi e le difese e di far addirittura risorgere un paese ormai spopolato dall'emigrazione, destinato a scomparire.

La loro esperienza ha ispirato, quest'estate, una canzone dal titolo "La luna rossa". Una luna di fatto ha illuminato il mare perché questi giovani potessero raggiungere la riva, come loro stessi hanno raccontato. Ma essa è diventata, al contempo, un simbolo di quell'amore che sa farsi solidale senza frontiere. Un sogno?! Non solo. Piuttosto un'esperienza vera e inaspettata, frutto di quell'amore che ci fa esistere gratuitamente e che può trasformare in vita persino ciò che sembra essere inghiottito dal buio del vuoto senza più un orizzonte di speranza; trasformare un paese e la sua storia, le relazioni, il nostro modo di guardare la persona, il mondo.

Giovani, migranti, adulti di ogni età, non solo in Calabria ma in ogni parte del mondo, possono incontrarsi per riscoprire insieme quell'amore reciproco e gratuito che può dare senso pieno e nuovo alla vita. Un amore che dona ali alla speranza, al futuro.

E durante il campo itinerante di quest'estate 2012, nel quale abbiamo attraversato città d'Europa segnate dalle migrazioni internazionali, i giovani hanno intuito la bellezza di questo amore e lo hanno anche voluto cantare con le parole di una nuova canzone:
Non finiremo mai di accorgerci di quanto Dio desideri sollevarci a Lui da quella forza di gravità che ci vorrebbe, invece, trascinare verso terra, contro la nostra più vera natura umana fino al disumano. Ma, anche senza arrivare a questi estremi, tutti conosciamo un po' quel vivere ripetitivo e deludente di chi si trova senza un orizzonte di senso, insoddisfatto e attorcigliato al baricentro instabile del proprio io. Sappiamo, di conseguenza, che cosa significhi vivere in balia dell'inconsistenza diventata sistema collettivo attraverso il susseguirsi di apparenze, surrogati di una realtà rimossa e, pertanto, alienante.

Tuttavia, mentre noi facilmente ci dimentichiamo di alzare la testa per scorgere gli orizzonti aperti e sconfinati che si estendono intorno e sopra di noi, Dio non si stanca di invitarci a credere nel suo amore liberante e creativo. È il suo amore, infatti, che ci fa esistere e ci invita a prendere parte, già da ora e per sempre, alla sua vita di comunione. Mentre tentiamo passi nuovi, Dio cerca nel nostro cuore la disponibilità a ricevere il suo dono, che ci rende veramente umani perché sostenuti dalla sua vita di amore, fedele ad ogni passo e situazione nel suo Figlio crocifisso e risorto. Questa è la via che può unirci in tutte le nostre diversità, che sono di fatto già sub-abbracciate dall'infinita diversità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: l'amore trinitario del nostro Dio.

Ci vorrà tutta l'eternità per sperimentare e comprendere un po' quanto siamo amati. E, a che prezzo, ce lo mostra Gesù in croce. Attesi e desiderati, siamo l'oggetto dell'amore appassionato di Dio e della sua persistente pazienza, che ci vuole liberi per portare a compimento in noi la sua opera. Affidandoci a Lui possiamo persino volare, sperimentando di poterci finalmente sollevare dal nostro vivere terra terra, vuoto e aggressivo. Solo portati da Lui siamo in grado di uscire da quella triste e micidiale logica egocentrica che ci imprigiona in noi stessi, allontanandoci paradossalmente dalla nostra verità. Dio sa che solo scoprendoci esistenti nella relazione essenziale con Lui possiamo diventare davvero umani: un'umanità fraterna che ha un Padre. Premessa, questa, per poter collaborare all'opera del suo Spirito Santo e dare, col nostro vivere, una forma nuova al mondo. Un mondo che, anche attraverso la mobilità umana con le sue contraddizioni, si sta trasformando secondo il sogno che muoveva il beato G.B. Scalabrini: fare di tutti i popoli un'unica famiglia dai volti diversi. La pace.

A questo scopo siamo tutti chiamati ad aprirci al dono di una libertà liberata. Essa sola ci rende capaci di realizzare la vita come risposta all'amore ricevuto attraverso piccole e grandi scelte responsabili. Allora non saremo portati a vivere la nostra libertà come quel piano inclinato sul quale è facile scivolare verso l'abisso del peccato e del male, perdendo anche la libertà e la nostra dignità; la nostra libertà, invece, diventerà un vero trampolino di lancio per tuffarci nel mare infinito della bontà divina1. Certo, mentre perdura la notte - dopo che tante volte l'umanità ha tradito la sua più vera dignità, trovandosi di conseguenza dispersa, sempre inquieta, minata dal non senso, nemica, costretta a vivere in fuga da tante terribili violenze ed ingiustizie - siamo sollecitati dall'amore di Dio a seguire e ad indicare, a nostra volta, quella luna rossa della speranza contro ongi speranza. Essa, nell'angoscia del mare della vita, segna sempre per noi la via che ci fa raggiungere la riva sicura della salvezza che è per tutti: il porto dell'amore reciproco e della pace.

Come luna rossa resta presente sui nostri passi Maria. Con lei - modello della Chiesa peregrinante nel tempo e, insieme, meta già raggiunta di un'umanità abitata dal sole di giustizia e di amore - possiamo trovare la forza della fede e la gioia di condividere con tutti coloro che incontriamo quel cammino che, dalla notte, porta all'alba del nuovo giorno.

Non si tratta di un volo per salvare egoisticamente noi stessi. Piuttosto si tratta di toccare, proprio attraverso una reciproca solidarietà, quella splendida meta che è la nostra stessa realtà umana come Dio l'ha da sempre sognata. Quella pienezza di umanità che abbiamo già potuto contemplare e ricevere in Gesù crocifisso e risorto.
Nel mirabile scambio, che Egli rende possibile ogni giorno con la sua Eucaristia, possiamo relativizzare i nostri progetti parziali per far spazio in noi e con tutti a quel totale e mirabile progetto di Dio che, pur attraverso le vicende avverse, persiste e dura per sempre.

Così lungo il cammino, sperimenteremo una sempre più ampia e profonda condivisione della vita con tanti nel costatare che tutto ciò che abbiamo trova il suo senso più genuino proprio attraverso il donare e il ricevere proprio dell'amore, in una reciprocità che ci rende sempre più appartenenti. E, mentre ci esprimeremo la gratitudine di sentirci compagni di viaggio con tutte le nostre diversità, saremo aperti a riconoscere in ogni altro, in ogni straniero, un fratello.

Maria Grazia Luise

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1 Cfr. Benedetto XVI, Omelia durante la visita dell'Istituto Penale per Minori "Casal del Marmo", 18 marzo 2007.