La bellezza che ci innamora e ci salva

Perché morire di rassegnazione, di cinismo o di violenza quando la verità, la gioia e la bellezza stanno alla porta e ci chiedono di entrare per abitare la nostra vita?
Ci siamo fatti mille ragioni per non lasciarci prendere la mano e il cuore da qualcosa che è più grande di noi, che non è controllabile.
Siamo diventati diffidenti per ogni cosa o per chi, inaspettatamente, ci viene incontro e potrebbe farci il suo dono.
Abbiamo paura del nuovo che ci impegna, del futuro che oggi ci interpella e non vogliamo perdere quell'equilibrio ragionevole nel quale ci conserviamo, mentre la vera vita ci passa a lato. Per tanti poi è meglio non pensare alle cose troppo serie, ma riempirsi la testa di superficialità, di alienazioni per inseguire sogni, apparenze e fuggire in un mondo di illusioni.
Ma le tante attese deluse da un mondo che sembra diventato arido e sordo ci dicono tuttavia che siamo ancora donne e uomini di sempre: assetati di Dio.
Solo che un Dio - senza neanche chiamarlo per nome - vorremmo costruirlo noi con i nostri mezzi, il nostro fare, il nostro piacere, il nostro potere sugli altri. E poiché la potenza che ci viene resa tecnicamente disponibile sembra illimitata, vorremmo costruire un Dio che disdegna il limite. Un protagonismo che non sa cedere la padronanza ci spinge a fabbricare idoli tascabili che, come dice il salmo 115 (5-6): "
hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono".
Così, quasi senza accorgercene, diventiamo perfezionisti e anche un po' fondamentalisti sempre più esigenti, pretendendo da noi stessi e dagli altri appunto... l'infinito. Senza trovare dove abita la pace e la felicità che cerchiamo.
Le realtà più vere e più grandi non possono essere opera delle nostre mani, ma discendono dall'alto.
La fede ci apre gli occhi per vedere in quale infinito, in quale grandezza di amore è immersa la nostra vita. Infatti esistiamo perché amati da Dio: "
Dio è amore" (1Gv 4,16). Da Lui solo possiamo ricevere quell'amore gratuito che, a nostra volta, ci conduce ad amare ogni prossimo e così ad essere felici in una vita motivata dall'amore.

Infatti, da quando il seme eterno dell'amore di Dio è caduto nella nostra terra, tutta la creazione è rimasta segretamente
incinta della vita nuova del Figlio di Dio. Ora, questa vita umano-divina preme per venire alla luce e prendere forma nella nostra intera umanità.
La stessa creazione attende gemendo la manifestazione dei figli di Dio (cfr. Rom 8,19). Questa attesa, tuttavia, è percorsa da un frenetico quanto miope o cieco agitarsi umano, che provoca inevitabili drammi e rovine, proprio perché sulle nostre forze vogliamo raggiungere e possedere il tutto di quell'Artista che ci ha creato, quel tutto che ci attira e ci affascina.
Gli artisti si caricano dell'immane compito di far percepire qualcosa della bellezza infinita di Dio nella materia: in un po' di marmo, in una musica, su di una tela, come espressione della sua totalità nel frammento. E l'arte ha saputo sempre cogliere qualche scintilla divina per venire incontro in qualche modo alla nostra nostalgia dell'infinita bellezza di Dio.
La fede dichiara che Dio ci ha donato, nel suo Figlio fatto uomo, molto di più di qualche sua scintilla divina. Nelle parole e nella vita di Gesù troviamo ogni pienezza, ogni bontà, verità e bellezza.
Da quel primo Natale 2009 anni fa, una grandezza incommensurabile si cala nella storia degli uomini e rivela l'arte sublime dell'amore dentro alla nostra stessa povertà umana: nella piccolezza di un bambino in cui il Figlio di Dio - fatto carne della nostra carne in Maria - si è infinitamente limitato per noi. Per amore.
Ora noi siamo invitati a trovare l'amore proprio nel nostro limite umano, perché è già stato abitato dall'amore, dall'inconcepibile abbassamento dell'incarnazione di Gesù. La nostra stessa piccolezza, accolta, può rimandare e trasparire al mondo il sorprendente dono ricevuto: l'immensità di Dio nel frammento, la bellezza del Figlio di Dio che, per amore, abita l'abisso della nostra povertà.
L'arte, l'amore, la fede ci aiutano a sollevare la testa dalle angustie del cammino alla contemplazione di un cielo, universalmente aperto, di relazioni nuove, per crescere in quella umanità filiale e fraterna che darà al mondo un nuovo volto di giustizia e di pace - un volto veramente umano.
Certamente Dio, donandoci il suo Figlio Gesù, non ci ha donato meno di se stesso: con la sua pace e il suo amore... la sua stessa bellezza che ci innamora e ci salva.